OCSE: "Education at a glance 2014"

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A. Bettini   18-09-2014    Leggi in PDF
OECD (2014), Education at a Glance 2014: OECD Indicators, OECD Publishing

Il 10 settembre, A. Schleicher, Direttore del Directorate for Education and Skills dell'OCSE, ha presentato in un webinar gli ultimi dati sull'educazione nel mondo, raccolti nell'edizione 2014 del rapporto: Education at a glance, ora disponibile in rete.

Non si tratta in realtà di un'"occhiata", ma della più ricca base di dati sull'istruzione e formazione mai realizzata. Essa include, tra l'altro, i dati del Programme for International Student Assessment (PISA) – di cui abbiamo già parlato nel numero di marzo di SIF Prima Pagina, della Survey of Adult Skills (PIAAC) e della Teaching and Learning Survey (TALIS) dell'Organizzazione.

Sono 570 pagine di indicatori, tabelle, grafici e analisi relativi a 45 Paesi: le strutture, i finanziamenti, il rendimento dei loro sistemi educativi e le loro correlazioni con l’economia e il livello di benessere.
Il materiale è organizzato in quattro capitoli:
a. The output of educational institutions and the impact of learning
b. Financial and human resources invested in education
c. Access to education, participation and progression
d. The learning environment and organisation of schools.

I dati sono presentati sia in forma di tabelle sia in forma grafica, il che permette un'agevole consultazione. Gli ultimi sono del 2012, ma anche la loro evoluzione a partire dal 2000 è presentata.

Sorge la curiosità di sapere come si classifichi l'Italia. Ma la risposta non è né ovvia, date le forti differenze tra i diversi sistemi educativi (per esempio, il livello del finanziamento privato dell’istruzione terziaria varia da meno del 10% in Norvegia a più del 70% nel Regno Unito), né univoca, perché diversa a seconda dell’indicatore: per alcuni siamo sopra la media OCSE, per altri in media, per parecchi al di sotto. Per esempio, la spesa media per studente (nel 2011) in Italia è circa pari alla media OCSE per l’istruzione primaria e secondaria, ma solo il 71% nella terziaria. Conviene quindi che ciascuno tragga le sue conclusioni leggendo direttamente il rapporto, piuttosto che affidarsi solo ai resoconti dei giornali.



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