La bella storia di Mariannina Ciccone

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 L. Cifarelli    28-09-2021     Leggi in PDF

Il Giornale di Fisica (GdF) della Società Italiana di Fisica pubblica da qualche anno come supplemento i fascicoli di una serie speciale che costituirà un nuovo dizionario biografico dei fisici italiani. Il titolo dell'opera, a cura di Adele La Rana e Paolo Rossi, è appunto I Fisici Italiani.

Nel supplemento al GdF vol. 60 del 2019 (I Fisici Italiani dal Risorgimento alla Seconda Guerra Mondiale A – C), a pagina 98, troviamo una breve voce dedicata a Marianna (Mariannina, come tutti la chiamavano) Ciccone. Eccola.

Ciccone Marianna (Noto (SR), 29 agosto 1891–Noto, 29 marzo 1965): Fisica sperimentale e docente.

Famiglia e formazione: Figlia di Corrado e di Giuseppa Mirmina, conseguì la licenza fisico-matematica all’Istituto tecnico "Archimede" di Modica nel 1914 e il diploma magistrale a Noto. Studiò all'Università di Roma e poi a Pisa, dove si laureò nel 1919 in matematica (110/110) e il 18 febbraio 1924 in fisica, con la tesi "Saggio di applicazione del metodo di Ronchi". Qui fu allieva di Luigi Puccianti.

Carriera scientifica e attività professionale: Insegnò nelle scuole medie a Pisa negli anni 1920–1924, mentre studiava per conseguire la seconda laurea (fisica). Divenne assistente all’Istituto di fisica di Pisa (1925–1931), poi aiuto (1931–1943). Abilitata alla libera docenza di fisica sperimentale (1936), tenne all’Università di Pisa il corso libero di spettroscopia (1936–1938) e poi dal 1938 ebbe a lungo l'incarico ufficiale di tale corso. Durante l'occupazione tedesca, difese le attrezzature dell’Istituto di fisica pisano contro i saccheggi dell'esercito nazista. Si occupò di ricerche di spettroscopia atomica e molecolare. Nel 1935 si recò per un periodo all'Istituto fisico della Scuola d’ingegneria di Darmstadt, diretto da Gerhard Herzberg, per lavorare alle ricerche sullo spettro dell’ossido di berillio. Alla fine del 1953 si recò per circa due mesi in visita a diversi istituti di ricerca a Parigi, per aggiornarsi sulle nuove tecniche di ricerca in fisica nucleare e studiare la radioattivià beta del potassio e del rubidio. Al suo rientro a Pisa fu trasferita nel ruolo di assistente all'Istituto di chimica-fisica, ruolo dal quale cessò pochi mesi dopo . Incaricata del corso di fisica atomica dal 1959, fu collocata a riposo per raggiunti limiti d'età nel 1962. Autrice di 10 articoli su Il Nuovo Cimento, e 2 su La Rivista Scientifica.

La voce, dovutamente essenziale, è però un po' scarna e non sollecita particolare attenzione. Eppure, è uscito quest'estate un breve romanzo di Simona Lo Iacono, dedicato a Mariannina Ciccone ("La tigre di Noto", Neri Pozza Editore, 2021), che, questo sì, concentra decisamente l'attenzione su di lei.

A parte qualche leggera imprecisione, in particolare la confusione tra l'Università di Pisa e la Scuola Normale (non è grave, lo fanno in molti), il romanzo mette magistralmente in luce questa figura femminile poco conosciuta che da Noto, e contro il parere dei genitori, si trasferisce a Roma e poi a Pisa per dedicare la sua vita, a partire dagli anni Venti, all'insegnamento e alla ricerca.

Grazie a un soggiorno in Germania nel 1935, dove ebbe l'opportunità di venire in contatto con il futuro Premio Nobel per la chimica Gerhard Herzberg, Mariannina imparò il tedesco. Fu per il suo coraggio e un po' appunto anche per l'inaspettato tedesco con il quale apostrofò i soldati, come si legge nel romanzo, che nel 1944 Mariannina riuscì a salvare una parte del prezioso patrimonio di strumenti e libri dell’Istituto di fisica, di cui un'ala era già stata fatta saltare dalle mine tedesche. La sua intrepida difesa dell'Istituto dalla razzia nazista è l'episodio centrale del romanzo. Come riportato nell'epilogo, anche l'illustre fisico pisano Adriano Gozzini, in un suo articolo del 1987 pubblicato in inglese negli atti del congresso sulle "Origini della fisica dello stato solido in Italia nel periodo 1945-1960", lo descrive così: "Quando Marianna vide questo, si precipitò sui soldati tutta infuriata, come una tigre difenderebbe la sua prole ..."

Da qui il titolo del felice romanzo di Simona Lo Iacono, nel quale Mariannina Ciccone è dipinta come una fragile ma al tempo stesso eroica figura femminile. Molte cose sono di pura fantasia ma diventano essenziali per rendere il racconto avvincente e per focalizzare l'interesse sulla bella storia di una donna scienziata (completamente dimenticata) e sulla scienza.

Nell'epilogo troviamo inoltre la fedele trascrizione della lettera di Luigi Russo, rettore dell'Università di Pisa e poi direttore della Scuola Normale Superiore, che nel 1944 scriveva con convinzione e commozione alla professoressa Marianna Ciccone a proposito di quel salvataggio e del suo "fermo contegno" che avrebbe potuto costarle la vita: "Non posso fare a meno di porgerLe il vivo ringraziamento dell'Università e mio particolare e di tributarLe il mio incondizionato encomio".


Per saperne di più

Luisa Cifarelli – Professore di fisica sperimentale all'Università di Bologna, ha svolto ricerche in fisica subnucleare e fisica delle astroparticelle presso i maggiori laboratori europei. Membro della Academia Europaea e dell'Accademia delle Scienze di Bologna, presidente onorario della Società Italiana di Fisica, è stata presidente della Società Europea di Fisica e, in Italia, del Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche "Enrico Fermi".