Imparare a non aver paura di volare

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 M. Focaccia    29-11-2023     Leggi in PDF
Foto di gruppo del 1905 nel 25° anniversario della fondazione del Regio Istituto di Fisica a Roma. Al centro, in prima fila: Pietro Blaserna, Margarethe Traube Mengarini e Matilde Marchesini. (Crediti: Sapienza Università di Roma, Archivio del Dipartimento di Fisica, Fondo L. Zanchi)

Il Premio Nobel per l'Economia 2023 è stato assegnato a Claudia Goldin, economista dell'Università di Harvard, "per gli studi sulla comprensione delle questioni legate alle donne nel mercato del lavoro". È anche grazie al continuo e attento lavoro di Goldin se negli ultimi anni quel "soffitto di cristallo" che impedisce una totale parità di diritti fra uomini e donne sul lavoro si sta via via assottigliando, almeno nei Paesi più sviluppati. Un problema tra i più rilevanti anche per la professione delle scienziate, affrontato, da un punto di vista storico, da una ricerca robusta che è cresciuta e si è moltiplicata, e che ha ricostruito le tracce del contributo delle donne allo sviluppo della scienza ai fini di una storia più completa e rappresentativa della cultura scientifica, liberandosi dalla prospettiva miope che ha spesso considerato le storie delle donne nella scienza più meritevoli di trattazione aneddotica che di analisi storica. La ricostruzione delle biografie intellettuali e dei percorsi formativi delle donne può essere l'occasione per chiarire o approfondire contesti storici significativi.

Ancora nel 1800 l'istruzione superiore era spesso preclusa alle donne, soprattutto nel campo delle scienze. Come racconta Margaret Rossitier, scrivendo delle scienziate americane in termini di stereotipi o idealizzazioni retoriche del diciannovesimo secolo, "una scienziata era una contraddizione in sé ... in qualche modo era 'innaturale' ... in quanto scienziata era una donna atipica; come donna era una scienziata insolita". Patricia Fara ha ricostruito nel dettaglio come in Gran Bretagna, durante il periodo vittoriano, le donne subissero pregiudizi legati sia alla cultura dominante sia a ragioni biologiche e fisiologiche infondate, che continuarono a rafforzare uno status di inferiorità delle donne.

In Italia, nel 1901, il matematico Gino Loria sottolineava ancora "l'incapacità delle donne di uscire da ogni soggezione scolastica" per liberarsi verso le sfere più alte del sapere. Per sostenere queste teorie, Loria faceva riferimento a studi medici e studi antropologici. Le scienziate italiane, come le loro colleghe straniere, hanno dovuto lottare per superare questi stereotipi e pregiudizi. In Italia, come altrove, per una donna essere una brava scienziata non bastava.

Fortunatamente, in Italia come all’estero, esistevano anche maestri illuminati che accoglievano le donne tra i loro studenti e ricercatori, consentendo loro l'accesso a luoghi della scienza tradizionalmente riservati agli uomini: i laboratori, gli ospedali, le accademie e le società scientifiche.

Tra questi, vale la pena nominare il fisico Pietro Blaserna, ideatore e primo Direttore del Regio Istituto di Fisica dell’Università di Roma che, alla fine dell’Ottocento, aprì le porte dell'Istituto ad alcune studentesse e ricercatrici: da Matilde Marchesini, la prima donna laureata in fisica dopo l'Unità nel 1896, a Margarethe Traube, laureatasi nel 1883 in scienze naturali e che portava avanti le proprie ricerche nei laboratori di via Panisperna. Per non dimenticare poi Evangelina Bottero e Carolina Magistrelli, che furono le prime due donne a laurearsi in scienze naturali nel Regno d'Italia: era il 1881. Entrambe avevano frequentarono le lezioni di fisica sperimentale di Blaserna, col quale continuarono a collaborare. Nel 1883, infatti, egli scrisse la prefazione del loro breve manuale sui principi acustici e tecnici di uno strumento allora ancora poco conosciuto: il telefono! Bottero e Magistrelli sono state tra le prime donne professoresse ordinarie nell'istruzione superiore italiana. Entrambe furono titolari di cattedra presso l'Istituto Superiore Magistrale Femminile di Roma, fondato nel 1882, i cui professori furono, fin dall'inizio, equiparati ai professori universitari. Entrambe vi insegnarono ininterrottamente fino al 1923, anno della riforma scolastica voluta dal ministro Giovanni Gentile, che eliminò le scienze dai programmi degli istituti superiori femminili.

Last but not least, allorquando nel 1897 venne fondata la Società Italiana di Fisica, con sede in via Panisperna – e Blaserna, insieme a Vito Volterra, ne fu il principale fautore –, lo statuto della Società prevedeva pari diritti per i soci maschi e femmine.

Vorrei terminare citando Raffaella Simili, pioniera in Italia degli studi al femminile, che ha scritto: "Virginia Woolf ha detto che 'se vuole scrivere romanzi, la donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé'. Forse le donne che vogliono fare scienza devono aggiungere alcuni ulteriori ingredienti: essere brave, determinate, e imparare a non auto-escludersi dalla competizione, imparare a non avere paura di volare".


Miriam Focaccia – Ricercatrice e storica della scienza presso il Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche "Enrico Fermi" di Roma, è esperta di storia delle istituzioni scientifiche e dei laboratori di ricerca e autrice delle biografie di alcuni protagonisti della scienza post-unitaria. Si occupa inoltre del rapporto tra donne e scienza in Italia a partire dal XVIII secolo.