Dio, la scienza, le prove: un triangolo impossibile?

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 A. Uras    28-02-2024     Leggi in PDF

Cosa può dirci lo studio della Natura circa l'esistenza di un Creatore? Filosofi, scienziati, letterati: la domanda è stata affrontata dai più grandi pensatori di tutti i tempi, con esiti notoriamente divergenti; ma quali sarebbero state le loro conclusioni, se avessero avuto a disposizione la messe di risultati scientifici apparsi solo nell'ultimo secolo? La risposta non l'avremo mai, ma il lettore di "Dio, la scienza, le prove" troverà infiniti spunti di riflessione sulla questione, approfittando dell'imponente lavoro di ricapitolazione delle più recenti conquiste della scienza – sul piano sperimentale, osservazionale, teorico – offerto dagli autori Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies, supportati da una nutrita schiera di specialisti, in quello che si è rivelato un sorprendente successo editoriale in Francia (250.000 copie vendute per un volume di oltre 500 pagine).

Il lettore avveduto farà certo la tara alle conclusioni spesso apodittiche che caratterizzano le riflessioni esposte nel testo: nessuno si illude d'altra parte che si sia finalmente trovata la quadratura del cerchio, la dimostrazione scientifica dell'esistenza di Dio. Ma se è vero che dimostrare l’esistenza del trascendente dall'analisi dell'immanente rimane per sua stessa natura una missione impossibile (per fortuna, ci permettiamo di aggiungere, avendo a cuore il libero arbitrio in materia di fede), è vero anche che uno studio approfondito dei più rilevanti e recenti traguardi del pensiero scientifico, in particolare di quelli raggiunti dal XX secolo in poi, offre al credente un intero panorama di nuovi argomenti a supporto della sua scelta di fede. Più che prove, dunque, argomenti; più che certezze, ammiccamenti, come se la verità sul piano trascendente non si imponesse sulla tela dell'immanente con l'impatto brusco, diretto, quasi violento di una pittura acrilica, ma piuttosto si rivelasse, con tutte le sue iridescenze e la complessità delle sue sfumature, solamente all'osservatore capace di leggere in filigrana il disegno della natura.

"Dio, la scienza, le prove": ecco dunque un libro destinato a far molto discutere, e che ha l'innegabile merito di riportare sotto i riflettori, con un linguaggio accessibile al grande pubblico, il dibattito sulle implicazioni metafisiche delle scoperte e della riflessione scientifica degli ultimi 100-150 anni, dibattito da troppo tempo derubricato e stigmatizzato (quando non esplicitamente censurato) nel mondo scientifico del XX secolo. Se si può essere d'accordo sul fatto che occorrerebbe parlare di "testimonianze", più che di "prove", nel presentare ciò che la scienza e l'immanente possono dirci (o suggerirci) sul trascendente, il libro di Bonnassies e Bolloré dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che tali testimonianze sono tutt'altro che sfavorevoli al nostro "imputato", sfatando decenni di sterile narrazione intrisa di un materialismo molto male inteso.

"Scienza e fede non sono in contrasto, sono espressioni delle due componenti di cui siamo fatti: il trascendente e l'immanente", sottolinea Antonino Zichichi nella prefazione all'edizione italiana. Poco importa, infine, se la seconda parte del libro, dedicata ad argomenti di ordine storico, filosofico e morale, appare meno efficace della prima; riconosciamo comunque agli autori il merito di proporre, anche nei ragionamenti svolti in questi ambiti, un approccio di carattere scientifico: interessanti e talvolta sorprendenti le conclusioni che ne risultano, ma necessariamente, inevitabilmente controverse.

"Dio, la scienza, le prove": dietro a un titolo che è quasi un triangolo di Penrose, un libro utile a chiunque voglia nutrire le proprie riflessioni sulla questione del rapporto fra scienza e fede attraverso un'aggiornata e completa ricapitolazione sull'argomento, esposta con un linguaggio rigoroso ma allo stesso tempo fresco e accattivante, riprodotto fedelmente dal lavoro di traduzione in italiano.


Antonio Uras – Ha conseguito il dottorato di ricerca in fisica nucleare, subnucleare e astrofisica all'Università degli studi di Cagliari, e dal 2011 è ricercatore CNRS all'Institut de Physique des Deux Infinis di Lione. È attualmente coordinatore scientifico della partecipazione francese all'esperimento ALICE al CERN di Ginevra, del quale è membro dal 2008.