Tempi duri per le grandi collaborazioni

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R. Nania   29-09-2015    Leggi in PDF
Una parte della collaborazione ALICE al CERN di Ginevra. Credits: © CERN.

Sul sito del prestigioso Times Higher Education (THE) ranking è recentemente stato pubblicato un articolo, a firma dell'editore Phil Baty, in cui si riferisce che per il 2015-16, nella loro annuale valutazione delle università, non saranno considerate le pubblicazioni con più di 1000 autori perché giudicate "freakish", ossia anomale/bizzarre/grottesche. Citando esempi di pubblicazioni di esperimenti presso il Large Hadron Collider (LHC) o di studi sul genoma, si sostiene che considerare un peso unico per ogni autore significa in questi casi favorire le università più piccole, pesandole inopportunamente. Si afferma inoltre che, eliminando questi articoli, si esclude solo lo 0.006% di tutti gli articoli esaminati, e quindi una porzione veramente trascurabile. In un altro articolo l'autore Jack Grove ironizza sulle pubblicazioni con "kilo-authors", parlando di "firme regalate" agli amici.

Certo lascia stupiti che anche questi comitati, indubbiamente di prestigio, possano fare valutazioni così superficiali, senza considerare che lo 0.006% in realtà esclude interi campi della fisica ed in particolare quello della fisica delle particelle elementari. Alcune ricerche, e mi riferisco specialmente agli esperimenti di alta energia, con gli acceleratori o sotto le montagne , nello spazio o sotto il mare, richiedono di unire il lavoro e le conoscenze di tantissimi fisici e ingegneri. Le grandi collaborazioni, che siano di 100, 500, o 2000 collaboratori, rappresentano una sfida per far lavorare insieme persone di diverse culture e competenze, e senza questi sforzi non si potrebbero ottenere risultati come la scoperta della particella Higgs e non si potrebbero studiare fenomeni chiave per la comprensione del Big-Bang o dell’universo ( come ad esempio la natura della materia oscura).

Come sottolineato anche da molti altri ricercatori impegnati nel campo della fisica delle particelle, è vero che probabilmente coloro che hanno effettivamente condotto le analisi ed hanno prodotto i risultati di una specifica pubblicazione sono solo alcuni dei tanti firmatari, ma questa è solo la parte emersa di un iceberg alla cui base c'è un lavoro di anni ed anni nella preparazione dell'esperimento e nell’acquisizione, elaborazione e analisi dei dati raccolti. Un lavoro talvolta di 1000 e più persone!

Tuttavia, penso che dobbiamo anche ammettere che il problema della valutazione e del giusto riconoscimento di queste pubblicazioni è un argomento che va dibattuto più approfonditamente nella nostra comunità scientifica. Già l’EPS ha recentemente divulgato uno studio sulla valutazione dei contributi dei ricercatori nelle grandi collaborazioni. Un documento che affronta il problema in maniera razionale e costruttiva, certo meno drastica e semplicistica che l’escludere tutti i risultati con più di 1000 firmatari.

Forse Times Higher Education ranking potrebbe partire da qui per definire un "fair and robust way to properly attribute author credit in such freak circumstances", come scrive il suo editor a chiusura dell'articolo.

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