Il valore del lavoro intellettuale e della ricerca scientifica

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P. Rossi   26-02-2016    Leggi in PDF

Il Consiglio Universitario Nazionale (CUN), pur rimanendo estraneo a qualunque logica di tipo rivendicativo, non poteva restare indifferente di fronte al dibattito che ha animato il mondo universitario in questi ultimi mesi e che vede anche la messa in atto di forme di contestazione delle procedure VQR, in connessione con la protesta relativa all’impatto penalizzante di un blocco quinquennale degli scatti stipendiali. Blocco che non è accompagnato da alcun meccanismo di recupero anche parziale del forte danno subito, e destinato in prospettiva a colpire soprattutto i colleghi più giovani.

Il CUN ha quindi messo in evidenza come tale danno risulti enfatizzato da dinamiche indipendenti, come l’innalzamento dell’età media di reclutamento, l’abbassamento dell’età di messa a riposo e le modifiche al sistema di calcolo delle pensioni, che però concorrono tutte a produrre un forte ridimensionamento delle aspettative dei docenti universitari per quanto riguarda la retribuzione, anche a fine carriera, e il trattamento di quiescenza.

Non si tratta soltanto di un problema economico. Il fatto che ogni altra categoria di dipendenti pubblici non contrattualizzati sia stata, per un motivo o per l’altro, esentata del tutto o in parte dagli effetti del blocco sembra indicare una profonda e preoccupante disattenzione da parte dei decisori politici nei confronti del lavoro intellettuale, della ricerca scientifica e dell’apporto che queste attività possono fornire allo sviluppo economico e culturale del Paese, apporto largamente riconosciuto in qualunque altra nazione sviluppata con la quale ambiremmo confrontarci.

Il CUN ha quindi ritenuto di dover sottolineare il valore del lavoro dei docenti universitari, e ha cercato di formulare una proposta concreta in grado di offrire una compensazione almeno parziale del danno subito senza mettere però in crisi i bilanci degli Atenei, sui quali graverebbe in ultima analisi il costo di ogni intervento, dal momento che per ora non si intravvede una volontà e un’iniziativa politica indirizzata a fornire al sistema universitario nazionale il reale e forte sostegno finanziario del quale ha disperatamente bisogno.

La proposta del CUN consiste nel rendere temporaneamente biennali, a parità di importo, i futuri scatti stipendiali triennali previsti dalla normativa vigente, fino al recupero della classe stipendiale che il docente avrebbe raggiunto in assenza del blocco, salvaguardando comunque il principio previsto dalla legislazione per cui l’attribuzione dello scatto stipendiale sarà legata all’esito positivo di un processo di valutazione individuale. I più giovani –e meritevoli– giungerebbero quindi nell’arco di un decennio al pieno recupero dell’anzianità economica e al riallineamento con l’anzianità giuridica. Questa proposta avrebbe il vantaggio di non impattare immediatamente sui bilanci degli Atenei, in quanto il primo effetto si avrebbe soltanto a partire dal 2018 , con un costo annuo aggiuntivo pari soltanto all’1% del monte stipendi (largamente coperto dalle previsioni sul turnover, che in termini monetari libera ogni anno circa il 4% delle risorse).

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