Sbagliando s'impara!

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A. Pagano   23-03-2016    Leggi in PDF
Credits: a cura di Santo Reito, Sezione INFN di Catania

Nella struttura museale della Città della Scienza-UniCT a Catania, dopo il grande successo di pubblico registrato dalla prima edizione nel 2014 presso Palazzo Blu a Pisa, è stata inaugurata il 24 febbraio 2016 la mostra "Balle di Scienza – Storie di errori prima e dopo Galileo". A cura dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), promossa dall'Università di Catania e con il patrocinio del Comune di Catania, l'edizione catanese ha avuto il sostegno di tutti gli Enti di ricerca che operano nel territorio e la collaborazione di prestigiose istituzioni culturali.

Nel raccontare gli errori dell'uomo, nel suo sforzo di decifrare il mondo intorno a sé, la mostra lancia un messaggio inedito per il pubblico: che ipotesi sbagliate, equivoci ed errori siano talvolta ingredienti necessari affinché la scienza possa progredire. Come scrisse Jules Verne, "La scienza è fatta di errori, ma di errori che è bene commettere, perché a poco a poco portano alla verità", e non dovrebbe stupirci che nell'opera degli scienziati, anche dei più grandi, siano presenti sbagli ed equivoci. È stato il metodo scientifico Galileiano a permettere alla scienza moderna un grande salto di qualità, e a insegnare agli scienziati come imparare dai propri errori.

L'impianto scenografico si realizza in un geniale mix comunicativo, fatto di tradizione e innovazione, e il percorso evocativo si sviluppa proponendo la lettura di testi scritti, proiezioni ed exhibit interattivi. Il visitatore può così guardare a uno spaccato di storia del pensiero scientifico, fatto di conquiste ed errori, che va dalle origini fino alle più recenti scoperte, come quella del segnale di onde gravitazionali.

La nuova edizione si arricchisce nei contenuti sia sul versante dei precursori del metodo scientifico, con l'inserimento delle figure di Archimede da Siracusa e di Leonardo da Vinci, sia su quello delle "balle di scienza siciliana", con curiosi riferimenti alla fenomenologia naturalistica, ai miti e alle credenze che si sono registrati nel tempo sullo sfondo del vulcano Etna. La mostra rimarrà aperta fino al 29 maggio 2016.

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