Il 3+2 a Fisica e le sfide future

E. Ercolessi   29-09-2017    Leggi in PDF
Franco Rasetti, Enrico Fermi ed Emilio Segré in toga accademica per una laurea all'inizio degli anni '30.

L'estate 2017 si è aperta con le polemiche suscitate dall'indagine di AlmaLaurea che, a diciott'anni dall'entrata in vigore del modello 3+2, ha offerto uno spaccato sull'efficacia del sistema universitario italiano, o – per usare le parole di molti quotidiani – sul suo "fallimento". Cosa si deve aspettare uno studente che intraprende gli studi in Fisica ?

Nelle prossime settimane sapremo se il recente incremento delle iscrizioni (+26% dal 2013 al 2015) sarà confermato anche per quest'anno accademico. Ci si può interrogare a lungo sulle cause di questo incremento: la crisi economica, che spinge gli studenti a scegliere carriere in discipline fondamentali; le tante attività intraprese con il Piano Lauree Scientifiche; la riforma della Scuola Superiore, con Fisica insegnata per cinque gli anni nei Licei Scientifici; il successo di alcune serie televisive che hanno come protagonisti giovani ricercatori. Non possiamo negare che questa situazione ci ha colti impreparati, mettendo molte sedi in difficoltà. Qui a Bologna, per esempio, l'aumento del 60% nelle nuove immatricolazioni ci ha indotto a valutare la capacità di garantire un'elevata qualità della didattica -in termini di disponibilità sia di docenza che di strutture- e a introdurre il numero programmato.

Una riflessione su questioni così delicate non può essere disgiunta dall'analisi sull'efficacia delle nostre lauree.

Sulla base del cosiddetto "Cruscotto ANVUR", il set di dati fornito ufficialmente per la prima volta nel 2017 dal MIUR nell'ambito delle attività di monitoraggio della didattica, vediamo che il percorso universitario in Fisica è scelto da un ristretto numero di studenti: in tutta Italia, nel 2015 gli immatricolati sono stati meno di 4000 nella Laurea (L) e circa 1000 nella Laurea Magistrale (LM). Questi studenti sono tuttavia altamente motivati: il 74% di immatricolati nella L continua al secondo anno nello stesso corso, percentuale che sale al 98% per la LM. I dati relativi alla regolarità degli studi mostrano, tuttavia, alcune criticità. Per esempio, per entrambi i livelli, solo il 40% degli studenti passano al secondo anno di corso avendo conseguito almeno 40 CFU. La coorte di laurea di primo livello del 2015 era composta da solo il 27% degli immatricolati, mentre per la LM i dati sono risultati numericamente migliori (48%) ma indubbiamente ancora poco soddisfacenti. Ciò nonostante, oltre il 90% dei nostri laureati sono soddisfatti del percorso seguito, sia nella L che nella LM. La maggioranza degli studenti è attratta da una carriera nella ricerca: il 79% dei laureati di primo livello si iscrive alla magistrale e l’88% di laureati magistrali intraprende ulteriori corsi di formazione. A 5 anni dalla laurea magistrale, lavora oltre il 58% dei laureati.

Questi dati sono incoraggianti. Confermando la nostra esperienza "sul campo", ci dicono che forniamo una solida preparazione e che i nostri laureati sono molto apprezzati. Come docenti siamo attivamente impegnati nel monitoraggio della qualità degli insegnamenti e lavoriamo costantemente per aggiornarne i contenuti e le metodologie. Ma dobbiamo affrontare ancora sfide impegnative e strategiche per il nostro futuro, muovendoci in un quadro di riferimento che guarda all'Europa intera: questo è il panorama in cui la ricerca e l'industria si sviluppano, questo è l'orizzonte in cui i giovani italiani – ma anche quelli tedeschi, spagnoli, rumeni, ... – desiderano muoversi.

In particolare, dobbiamo fornire ai nostri laureati maggiore formazione nelle cosiddette "abilità trasversali" (competenze linguistiche, di progettualità e di gestione manageriale, etc.), necessarie per essere competitivi nelle moderne attività di ricerca e professionali. Inoltre, a fronte di una ricerca che ha una spiccata dimensione transnazionale, le nostre esperienze didattiche rimangono sostanzialmente impermeabili al resto del mondo, sia in uscita (con solo lo 0.4% e il 2.9% di crediti acquisiti all'estero dai nostri studenti della L e LM rispettivamente), sia in entrata (con solo circa il 2.0% di studenti in possesso di un titolo pregresso conseguito all’estero). Fra le sfide future, quindi, c’è sicuramente quella di una maggiore apertura verso l'internazionalizzazione.

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