Fermi a Washington

N. Robotti   30-10-2017    Leggi in PDF

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Da sinistra: Luisa Cifarelli, William Phillips (Premio Nobel per la Fisica 1997), Nadia Robotti e Francesco Guerra. (Courtesy of Stefano Lami Moscheni)

Settantantacinque anni fa, Enrico Fermi realizzava, nei sotterranei di un campo sportivo dismesso dell'Università di Chicago, la prima reazione nucleare a catena in un reattore a uranio naturale moderato da grafite (CP-1).

Per ricordare l'avvenimento e in particolare per celebrare Enrico Fermi, l'Ambasciata d'Italia negli Stati Uniti, dal 2 ottobre fino al 2 dicembre di quest'anno, ha organizzato, presso la sua prestigiosa sede di Washington, assieme all'Istituto Italiano di Cultura, e con il supporto dell'INFN, del Centro Fermi e dell'ASI, un evento focalizzato sul tema dell'innovazione e della ricerca scientifica, in cui naturalmente Fermi è la figura centrale.

Questo evento, la cui organizzazione è stata curata dal Consigliere Scientifico Stefano Lami Moscheni, è articolato in una mostra, allestita nel meraviglioso atrio della sede dell'Ambasciata e aperta al pubblico per tutto il periodo, e in una serie di conferenze, nell'Auditorium, tenute da studiosi e ricercatori di Università e Istituti Scientifici italiani e statunitensi. A inaugurare la mostra il 2 ottobre è stato Fernando Ferroni (Presidente INFN, Università Roma La Sapienza).

L'intero pomeriggio del 23 ottobre, a cui era presente anche William D. Phillips, Premio Nobel per la Fisica 1997, è stato dedicato alla scoperta di Fermi della radioattività indotta da neutroni, con la conferenza di Luisa Cifarelli (Presidente del Centro Fermi, Università di Bologna) su "Enrico Fermi and his first experiments with neutrons". Successivamente Francesco Guerra (Università di Roma La Sapienza) e Nadia Robotti (Università di Genova) hanno presentato il loro volume "The Lost Notebook of Enrico Fermi – The true story of the discovery of neutron-induced radioactivity" (SIF-Springer, 2017).

Questo "notebook", in cui Fermi ha registrato tutte le fasi della scoperta della radioattività indotta da neutroni (marzo 1934), è stato trovato alcuni anni fa da F. Guerra e N. Robotti presso l'Istituto Tecnico per Geometri "Oscar D'Agostino" in Avellino. Grazie al Presidente del Centro Fermi, Luisa Cifarelli, e al Dirigente scolastico di questo Istituto, Pietro Caterini, il "notebook" è arrivato a Washington ed è ora visibile a tutti. Tra gli altri oggetti esposti nella mostra di Washington figurano anche un quaderno di appunti giovanili di Fermi e altri documenti, tutti provenienti dall'"Archivio Fermi" della Domus Galilaeana di Pisa, una catena di conteggio della radioattività indotta da neutroni usata negli anni 1934-1935, proveniente dal Museo di Fisica dell'Università di Roma La Sapienza, alcuni pezzi di grafite del reattore CP-1 di Chicago, e inoltre un suggestivo baule, contenente bellissime lenzuola di lino ricamate, appartenuto alla famiglia Fermi. Vi è anche una esposizione di libri sia di Fermi, quali le prime edizioni di "Thermodynamics" e di "Nuclear Physics", sia su Fermi, in particolare la prima edizione di "Atoms in the Family – My life with Enrico Fermi" di Laura Fermi, edito nel 1954, pochi mesi prima della morte di Fermi.

Oltre al volume di Francesco Guerra e Nadia Robotti, ampio spazio è stato in precedenza riservato anche alla presentazione di un recente libro di Gino Segrè e Bettina Hoerlin dal titolo "The Pope of Physics – Enrico Fermi and the birth of the atomic age" (Henry Holt & Co., 2016), che ha inoltre ispirato il titolo stesso della mostra all'Ambasciata.

L'evento di Washington è molto importante, anche perché permette di rivalutare in pieno il carattere italiano delle ricerche di Fermi sulla radioattività indotta da neutroni, che sono state svolte presso l'Istituto Fisico dell'Università di Roma e che lo hanno portato al Premio Nobel 1938, prima della sua partenza definitiva per gli Stati Uniti.

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