L'Università italiana nell'Europa di domani

E. Coccia   30-11-2017    Leggi in PDF

Aperta dal premier Paolo Gentiloni e dalla ministra Valeria Fedeli, si è svolta al Centro Congressi Angelicum di Roma lo scorso 10 novembre la giornata sul tema "L'Università italiana nell'Europa di domani". Non accadeva da molti anni che il Ministero competente organizzasse una giornata sul tema dell'Università. Sono intervenuti il capo dipartimento del MIUR Marco Mancini, i presidenti della CRUI Gaetano Manfredi e dell'ANVUR Andrea Graziosi e una serie di ospiti ad intavolare discussioni tematiche, tra cui Giuliano Amato, giudice di Corte Costituzionale, l'ex ministra Maria Chiara Carrozza, la segretaria generale della CGIL Susanna Camusso.

Il premier Paolo Gentiloni ha esordito dicendosi in disaccordo con chi ritiene che il numero di atenei in Italia sia eccessivo, anzi "di atenei ne servono di più perché queste piccole e grandi strutture sono magnete e motore dei territori, attraggono risorse e li spingono in avanti". Ha aggiunto: "abbiamo iniziato a invertire la rotta, a mettere risorse sul diritto allo studio, ad allargare l'area di chi non pagherà le tasse, a fare i primi interventi per i docenti e ad assumere 1.611 ricercatori". I ricercatori italiani in questo decennio, però, "hanno lavorato in condizioni non facili e ottenuto risultati di eccellenza. Sì, hanno fatto le nozze con i fichi secchi". L'Italia è ottava al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche. Sono oltre 1,2 milioni i lavori nel periodo 1996-2014. Ma se si guarda al rapporto tra numero di pubblicazioni e investimenti in ricerca e sviluppo, l'Italia sale al terzo posto della classifica mondiale. Supera anche gli Stati Uniti, dimostrando un'ottima capacità di impiego delle risorse, che restano scarse. Ci sono poi meno immatricolazioni fino al 2015 e troppi abbandoni degli studi. "La seconda potenza manifatturiera d'Europa non può accontentarsi".
La ministra Valeria Fedeli ha spiegato: "I tagli finanziari, efficaci dal 2009 in poi, hanno ridotto del 17% gli organici delle università statali". Se i professori associati sono tornati a crescere, sono crollati di un terzo gli ordinari (meno 6.210) e del 18% i ricercatori (meno 4.664).

In sintonia con Gentiloni e Fedeli, nel segnalare luci e ombre, si è espresso anche Marco Mancini, che ha voluto ricordare comunque come il nostro sistema sappia reclutare dall'estero: "Tra il 2009 e il 2016, grazie ai numerosi incentivi e all'eccellente misura delle Borse Levi Montalcini, le università hanno reclutato 118 ERC, 345 accademici impegnati all'estero, 151 ricercatori Montalcini e 76 studiosi per il cosiddetto rientro dei cervelli". Il tutto fa 539 docenti entrati a vario titolo nei ruoli come docenti a tempo indeterminato: "Una misura che ci rende unici in Europa". Gaetano Manfredi ha rimarcato con preoccupazione la distanza dal resto dei paesi europei in termini di invecchiamento dei nostri docenti e ricercatori e dal minor numero di laureati e dottorati.

Una giornata informativa insomma, una presa di coscienza dei problemi del nostro sistema universitario, che rimangono gravi, e anche di alcuni progressi compiuti negli ultimi anni. Il momento più alto della giornata è stata forse la citazione di Mancini di una bella frase di Maria Sklodowska Curie, di cui ricorre in questi giorni il 150° anniversario della nascita. "Qual è l'interesse della società? Non deve forse favorire lo sboccio delle vocazioni scientifiche? È dunque tanto ricca da poter sacrificare quelle che le si offrono? Credo piuttosto che l'insieme di attitudini richieste da un vera vocazione scientifica sia una cosa infinitamente preziosa e delicata, un tesoro raro ch'è criminoso e assurdo lasciar perdere, e sul quale bisogna vegliare con sollecitudine per offrirgli tutte le possibilità di rivelarsi". Come esprimere meglio la missione dell'alta formazione?

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