cOAlizzati per l'Open Access

S. Bianco   30-10-2018    Leggi in PDF

cOAlizzati  per l'Open Access

Colophon del Diamond Sutra, primo libro a stampa conosciuto (868 d.C.) e primo documento con licenza Accesso Aperto: "Composto con reverenza per libera e universale distribuzione da Wang Jie". Crediti: © British Library Board Or.8210 P.2 12.

Il 4 settembre scorso 11 istituti di ricerca europei (ai quali se ne sono già aggiunti altri due), e tra cui l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), con il supporto della Commissione Europea e dello European Research Council (ERC) hanno lanciato cOAlition S, progetto per la promozione dell’Open Access (OA).

Il progetto prevede che, a partire dal 1° gennaio 2020, gli articoli scientifici sui risultati delle ricerche finanziate con fondi pubblici, stanziati da istituti di ricerca e agenzie nazionali ed europee, dovranno essere pubblicati in riviste o su piattaforme Open Access che non pratichino il "double-dipping". Le riviste scientifiche sono gestite da editori che agiscono in un mercato di tipo oligopolistico, il cui fatturato annuo mondiale è difficile da valutare ma che viene stimato fra i 10 e i 20 miliardi di euro. Potendo contare sul fatto, abbastanza generalizzato, che i risultati della ricerca scientifica sono valutati sulla base di indicatori bibliometrici, gli editori applicano costi di abbonamento (modello reader-pay), e diritti di pubblicazione in Open Access (APC, Article Processing Charge, modello author-pay) in costante aumento. A ciò talvolta si aggiunge la pratica, particolarmente scorretta, del double-dipping, in cui vengono chiesti sia gli uni sia gli altri (le riviste cosiddette hybrid). In questo modo, i profitti sono enormi, anche perché tutto il valore aggiunto dell’articolo e della peer review è fornito gratuitamente, da autore e revisore rispettivamente. L’editore fornisce solamente la veste grafica (peraltro disponibile a tutti dopo l’avvento del web) e il coordinamento curatori/revisori. Inoltre, negli ultimi 20 anni i costi di abbonamento sono aumentati in media del 500%, a fronte di un aumento dei prezzi del 50%. Come siamo arrivati a questo punto? Pensare che il primo libro a stampa conosciuto, il Diamond Sutra, risalente al 868 d.C., aveva esplicita licenza OA!

Nel 2002, schiacciati dall’aumento del costo dei periodici, bibliotecari e ricercatori definirono il principio dell’OA, rilasciando la Budapest Open Access Initiative, che sanciva che i risultati della ricerca pubblica non devono essere disponibili a pagamento. Uscire dal circolo vizioso della grande editoria è però un’impresa davvero difficile perché, in molti Paesi tra cui l’Italia, la valutazione della ricerca è rigidamente ancorata a criteri bibliometrici: ovvero l’importanza di un articolo è proporzionale al numero di citazioni raccolte da banche dati di proprietà di organizzazioni monopolistiche. A completare il panorama, abbiamo una legge sul diritto di autore che non permette il deposito del lavoro dopo la sua pubblicazione su rivista.

“L’Open Access è un dovere”, ha ribadito il Presidente dell’INFN Fernando Ferroni, “ma arrivarci non sarà una passeggiata”, sottolineando che “Capire come conciliare le esigenze dei ricercatori con le pretese degli editori richiederà un’attenta analisi” e che “Realizzare cOAlition S e il progetto Plan S rappresenterà sicuramente un importante passo in avanti”.

Un fatto è certo, dall'iniziativa di Budapest del 2002 solo il progetto SCOAP3, nato con il sostegno del CERN e l’adesione della comunità internazionale della fisica delle particelle (in Italia coordinato dall'INFN e dalla CRUI), ha tentato finora di modificare il modello economico oligopolistico. Il progetto cOAlition S si propone di allargare l’esperienza di SCOAP3 in campi diversi e con un respiro molto più ampio. È il momento dell’azione.

comments powered by Disqus