Mary Shelley: una voce scientifica singolarmente audace

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M. Focaccia   28-03-2019    Leggi in PDF

7 febbraio 2019, Sala Ulisse, Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna.  Da sinistra: Walter Tega, Presidente dell'Accademia; Mirko Degli Esposti, Prorettore Vicario Università di Bologna; Luisa Cifarelli, Accademica Benedettina; Raffaella Simili, Accademica Effettiva.

Dal 2011, terzo centenario della nascita di Laura Bassi, prima donna a salire su una cattedra universitaria e prima socia dell'Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna (1732), l'Accademia ha istituito il "Forum Laura Bassi", una conferenza annuale di natura interdisciplinare, allo scopo di ricordare la straordinaria personalità di questa scienziata.

In occasione del Forum Laura Bassi 2018, tenutosi lo scorso 7 febbraio, Raffaella Simili, coordinatrice del Forum medesimo, ci ha raccontato, in una conferenza dal titolo: "Donde procede il principio della vita?" Mary Shelley 1818, una storia inedita e ancor più sorprendente di Frankenstein. La relatrice ha infatti ripercorso la genesi dell'opera attraverso la ricostruzione del milieu culturale e scientifico dell'autrice, Mary Wollstonecraft Godwin, mettendone in luce la "visione scientifica singolarmente audace" da cui emerge un'immagine esemplare dello stato della scienza dell'epoca.

Figlia di due intellettuali anticonformisti, quali William Godwin – filosofo e politico, esponente dell'Illuminismo radicale inglese – e Mary Wollstonecraft – filosofa e pioniera dei diritti delle donne –, Mary (compagna, prima, e poi moglie, del celebre poeta Percy B. Shelley), crebbe in un ambiente particolarmente stimolante, perfettamente al corrente delle più sorprendenti e innovative teorie scientifiche dell’epoca, a partire dalla nuova visione della chimica, considerata "capace di fare miracoli" e teorizzata da Humphry Davy, futuro presidente della Royal Society, nel corso di conferenze ed esperimenti pubblici tenuti alla Royal Institution di Londra; dall’elettricismo animale di Luigi Galvani, conosciuto attraverso gli esperimenti del nipote Luigi Aldini (galvanico è senza dubbio l’esperimento in laboratorio da cui nasce la "creatura" nella quale la "scintilla di vita" provoca una vitalità immediata e convulsa, richiamando senz’altro il circuito cervello-nervi-muscoli, tipico degli esperimenti del medico bolognese); dalla nuova fisiologia delle parti sostenuta, tra gli altri, dall'anatomista William Lawrence, medico di Percy Shelley, secondo la quale la vita risiede nell'organizzazione delle parti coordinate dal cervello; sino agli esperimenti sui "vorticella" di Erasmus Darwin, medico, naturalista, filosofo, poeta e nonno del celebre Charles, il quale viene espressamente ciato da Mary in entrambe le premesse di Frankenstein a proposito della credibilità scientifica della sua storia.

A questo substrato scientifico se ne affianca uno etico e politico, attinto soprattutto dalle considerazioni del padre sulla società dell'epoca, che porta Mary a condannare il giovane studente di filosofia naturale, Victor Frankenstein, il quale non fu in grado di "amare" la sua creatura, relegandola alla solitudine e alla sofferenza. Sta qui rinchiusa una precisa denuncia contro ogni forma di potere e ingiustizia sociale, in cui si ritrova chiaramente l’eco delle sue convinzioni, ricche di simpatie radicali e forte desiderio di riforma.

Il libro, riletto alla luce di tali considerazioni, acquista una profondità nuova: non è solo una ghost story, nata da una sfida giocosa tra Mary, Percy e Lord Byron nei giorni piovosi trascorsi a Villa Diodati, sul lago di Ginevra, nell'estate del 1816, ma racchiude anche una sintesi originale della scienza più all'avanguardia sviluppatasi a cavallo tra Sette e Ottocento, una scienza inquieta, in bilico tra vecchio e nuovo, tra noto e ignoto, alla ricerca di un più stabile ruolo e statuto professionale, sia all'interno della comunità scientifica, sia nella vita pubblica.

La prima edizione del libro, apparso a puntate e anonimo, risale al 1818; solo nel 1823 Mary lo firmerà, mentre del 1831 è una nuova edizione, a sua cura. Molte cose erano cambiate allora: Percy era morto tragicamente, lasciandola col piccolo Percy Florence, che erediterà il casato, mentre Mary era diventata Lady Shelley. Suo unico desiderio era, a quel punto, vivere per sé e per il figlio un’esistenza dignitosa, tranquilla se non addirittura anonima. Quello che invece è certo è che il suo Frankenstein ha dato origine a uno dei miti più eccitanti e duraturi della modernità.

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