Con questi chiari di Luna

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F. Canobbio   31-05-2019    Leggi in PDF

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Al centro l'astronauta Paolo Nespoli, con Piero Bianucci e Silvia Rosa Brusin, sul palcoscenico del Teatro Sociale di Como.

Luce riflessa quella della Luna: incanto e invito alla meditazione, ma anche potente fascino sulle cose e sulle emozioni, motore di poesia e stimolo alla filosofia. Nel dedicare al Chiaro di Luna l’edizione 2019 del Festival della Luce di Como (2-23 maggio), la Fondazione Alessandro Volta e l’Associazione Città della Luce, insieme con la Società Italiana di Fisica (SIF), hanno voluto a festeggiare con qualche mese in anticipo il cinquantenario della storica impresa dello sbarco sulla Luna il 20 luglio 1969.

Tecnologia, scienza, ma anche poesia, musica e arti visive sono state il terreno in cui i numerosi eventi del Festival hanno spaziato: dal Canto di un pastore errante nell’Asia al "piccolo passo di un uomo/grande balzo per l’umanità" di Neil Armstrong; dal Sidereus Nuncius allo spettacolare plenilunio di Adam Elsheimer (1609), che illumina una Fuga in Egitto con il "nuovo" cielo riscoperto dal cannocchiale di Galilei e consegnato appunto al suo contemporaneo "messaggero celeste"; dalle attuali indagini delle neuroscienze sugli effetti della Luna sulla mente, alla testimonianza diretta della scopritrice delle pulsar Jocelyn Bell Burnell (Breakthrough Prize 2018 in Fundamental Physics), che ha aperto nuove sconfinate prospettive per la conoscenza dell’universo.

Il 16 maggio – secondo International Day of Light (IDL) istituito lo scorso anno dall’UNESCO e coordinato in Italia dalla SIF – è stato dedicato al tema Da Galileo Galilei allo sbarco sulla Luna, in un gremitissimo Teatro Sociale e con l’onore della presenza la seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. La prima parte è stata un’emozionante rivisitazione dell’impresa spaziale con alcuni testimoni d’eccezione. Piero Angela (in diretta dalla sua abitazione di Roma), il giornalista scientifico Piero Bianucci, la giornalista televisiva Silvia Rosa Brusin e l’astronauta Paolo Nespoli hanno rievocato, tra filmati d’epoca, interviste e riprese attuali dalla Stazione Spaziale Internazionale la storica lunga notte dello sbarco con emozione, humour e simpatia, e condiviso con il pubblico la fascinazione delle straordinarie riprese della Terra dallo spazio.

Nella seconda parte Alessandro Bettini, Vicepresidente SIF, ha riproposto il suo spettacolo di grande successo Io dico l’Universo, in una versione dedicata soprattutto alle osservazioni astronomiche di Galilei. Un giovane attore si è alternato all’autore nel riproporre il commovente e intenso racconto in prima persona del grande scienziato – vertice assoluto per Italo Calvino tra i prosatori italiani – mentre il Duo Dolcesuono (Paolo Tognon, Pier Luigi Polato) ha eseguito su dulciana, liuto e arciliuto intermezzi e accompagnamenti musicali su partiture originali del padre e del fratello di Galilei, Vincenzo e Michelagnolo, nonché di maestri coevi quali Palestrina e Monteverdi.

Ancora la musica è stata protagonista con il pianista comasco Christian Leotta – reduce da un’integrale delle Sonate di Beethoven eseguita in tutto il mondo – che ha aperto la serata con la Sonata “Al chiaro di Luna” e concluso la prima parte con un brano pressoché sconosciuto di Schubert, la Sonata incompiuta D571, che ha regalato al pubblico un altro incantevole "chiaro di Luna" dalle sonorità notturne e intimistiche e dallo sviluppo melodico struggente, degno di celebrare e sintetizzare nel modo più originale il tema del Festival.


Immagine in homepage: Galileo Galilei, Sidereus Nuncius, cc. 8r-29v ,abbozzo autografo in ms. composito; 1610; Firenze, BNC, Gal. 48, c. 28r (disegni acquerellati delle ombre sulla luna di mano di Galileo.
Su gentile concessione del Ministero per i Beni e le Attività culturali / Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

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